Da allieva a docente: il mio viaggio nella danza
Da Scena Muta all’Accademia Nazionale di Danza e ritorno: una storia di formazione, partenze e di un luogo che, dopo tanti anni, continua a chiamarsi casa.
DANZA


I miei primi passi li ho mossi a Scena Muta, quando ero ancora una bambina. Allora non potevo immaginare quanto quella passione sarebbe diventata parte della mia vita, né quanto la danza avrebbe finito per accompagnarmi, insegnarmi e trasformarmi.
Poi è arrivato il momento di partire.
Avevo una valigia forse troppo grande per la mia età, ma ancora più grandi erano i sogni che portavo con me, anche se allora non sapevo ancora chiamarli così.
Sono partita per Roma per studiare all’Accademia Nazionale di Danza, iniziando un percorso fatto di studio, sacrifici, emozioni, rinunce e tante esperienze. Un viaggio che mi ha fatto crescere non soltanto come danzatrice, ma soprattutto come persona.
Eppure, nonostante la distanza, Scena Muta è rimasta sempre il mio punto di riferimento. Ogni estate tornavo nella scuola dove tutto era iniziato, continuando a studiare, a danzare e a coltivare quel legame che, con il passare degli anni, è diventato sempre più forte.
Sono tanti i ricordi che porto nel cuore: le lezioni, gli spettacoli, le emozioni condivise, le soddisfazioni, le difficoltà e tutte le persone che hanno accompagnato il mio percorso.
Tra le esperienze che ricordo con particolare affetto ci sono la partecipazione al Premio Cimitile, al festival “Magliano Ti amo” e alla produzione televisiva “Vico Salento”, insieme a tante altre occasioni che hanno contribuito a rendere speciale il mio cammino.
A vedermi crescere è stato il mio direttore artistico, Ivan Raganato, che negli anni ha seguito il mio percorso, ha creduto in me e continua ancora oggi a farlo.
Poi è arrivato un altro momento importante: la conclusione del mio percorso di studi all’Accademia.
Avevo terminato quel capitolo che aveva richiesto anni di impegno, sacrifici e dedizione. Pensavo di essere davanti a un nuovo inizio, a una nuova strada da costruire.
E proprio in quel momento, la vita mi ha riportata là dove tutto era cominciato.
Mi è stata proposta la possibilità di diventare docente a Scena Muta.
È stato un momento difficile da descrivere a parole.
Dopo aver studiato tanto, tornavo a casa con qualcosa di nuovo da offrire: tutto ciò che avevo imparato, tutto ciò che la danza mi aveva insegnato in quegli anni.
Sono passati dieci anni da quel momento e oggi sono ancora docente a Scena Muta. Ed è proprio questo che rende tutto ancora più speciale: essere tornata nel luogo in cui tutto è iniziato e avere oggi la possibilità di trasmettere agli altri ciò che ho imparato lungo il mio percorso.
È emozionante poter vivere la danza da una prospettiva diversa e, allo stesso tempo, continuare a far parte di quel luogo che ha accompagnato una parte così importante della mia crescita.
Oggi il mio compito è trasmettere ai miei allievi non soltanto ciò che ho imparato tecnicamente, ma soprattutto ciò che la danza rappresenta per me: un’Arte capace di emozionare, raccontare, comunicare e arrivare là dove, a volte, le parole non riescono.
Perché la danza non è soltanto movimento. È espressione, sensibilità, ricerca, ascolto. È il modo in cui un corpo può raccontare una storia, trasformare un’emozione in gesto e dare voce a qualcosa che spesso non sappiamo nemmeno spiegare.
Insegnare danza, per me, significa proprio questo: aiutare ogni allievo a trovare il proprio modo di esprimersi, a conoscere il proprio corpo, a scoprire la propria sensibilità e, soprattutto, a comprendere che dietro ogni movimento può esserci un’emozione, un pensiero, una parte di sé.
E forse la cosa più bella è sapere che, ogni volta che entro in sala, posso contribuire ad accendere in qualcun altro quella stessa scintilla che tanti anni fa si è accesa dentro di me.
Scena Muta, per me, non è soltanto la scuola dove ho iniziato a danzare.
È un pezzo della mia storia. È il luogo in cui tutto è cominciato. È il luogo in cui sono cresciuta, in cui ho scoperto la mia passione e ho imparato a credere in ciò che amo.
È casa.
La mia BigFamily.
E oggi, da docente, sento una profonda gratitudine nel poter restituire, attraverso i miei allievi, almeno una parte di tutto ciò che questa scuola ha dato a me.
Perché alcuni luoghi non si lasciano davvero mai.
Ci appartengono.
E, anche quando la vita ci porta lontano, continuano a vivere dentro di noi, trovando sempre, in qualche modo, la strada per riportarci a casa.
